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giovedì 30 giugno 2016

Violenza sessuale su minori, condannato Don Mercedes

Don Mauro Inzoli, il carismatico prete di Comunione e liberazione, è stato condannato a 4 anni e 9 mesi per violenza sessuale. 


La sentenza è stata pronunciata mercoledì, dopo due ore e mezza di camera di consiglio, dal gup di Cremona Letizia Platè. Il procuratore Roberto di Martino aveva chiesto 6 anni. L’imputato ha ottenuto lo sconto di un terzo della pena, beneficio previsto dal rito abbreviato. 

«Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nel fornire gli atti necessari, sono contento perché si è arrivati all’accertamento della verità - ha commentato il pm - gli episodi non contestabili sono più di cento. Sarebbe stato meglio fossero emersi prima, ma tutti questi ragazzi, le cui famiglie appartengono a Cl, hanno travato grande imbarazzo a farsi avanti perché c’era molta considerazione nei confronti di Don Inzoli». Con l’accordo raggiunto nella precedente udienza il sacerdote, difeso dagli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani, aveva risarcito le vittime: 25.000 euro a testa a cinque parti offese, all’epoca dei fatti minorenni, il più piccolo 12 anni, il più grande 16.

La Procura ha contestato a «don Mercedes», come era soprannominato per la sua passione per le auto di lusso, otto abusi sessuali, che il religioso avrebbe commesso tra il 2004 e il 2008 sfruttando la sua autorità di leader di Cl e di rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema, oltre che, per 17 anni, parroco della chiesa della Santissima Trinità della cittadina. Sono invece stati prescritti un’altra quindicina di episodi. I suoi accusatori parlano di baci, abbracci, carezze e altro ancora nello studio accanto all’oratorio o nelle case-vacanze che ospitavano i ritiri spirituali. La giustizia religiosa ha già punito don Inzoli riducendolo, con papa Ratzinger, allo stato laicale. Il sacerdote ha presentato ricorso e, con papa Francesco, la pena è stata ammorbidita: Don Inzoli resta prete ma può celebrare messa solo in privato, è bandito da Crema, deve «condurre una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e penitenza», oltre a intraprendere, per almeno cinque anni, «una terapia adeguata».

Dopo il pronunciamento della Santa Sede (che aveva rifiutato di trasmettere la rogatoria alla magistratura) e la presentazione di un esposto da parte del parlamentare di Sel Franco Bordo, si è mossa anche la giustizia civile. In questi mesi la Squadra mobile di Cremona ha raccolto decine di testimonianze, compresa quella dell’ex preside del liceo Shakespeare, dimessosi all’improvviso. Un fatto che ha insospettito gli investigatori. Sono state sentite anche numerose vittime, ora tutte maggiorenni, molte delle quali sono professionisti. Le ferite provocate da questa vicenda sono ancora aperte: una di queste persone è in analisi, un’altra non parla più con in genitori perché in qualche modo giustificano il sacerdote. «Per noi non era un prete, ma il prete», hanno detto i ragazzini di allora. Tra loro anche una loro coetanea, l’unica: quando è entrata nello studio di Don Inzoli e questo le ha chiesto di sedersi sulle ginocchia, è subito scappata via. 

Aveva anche sollevato non poche polemiche la partecipazione di don Mauro, nel gennaio 2015, a un convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione Lombardia, quando era stato fotografato in seconda fila dietro Roberto Maroni.

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